L’uomo di Vetro “38* Parallelo” Voto: 9/10
L’uomo di Vetro è un progetto che nasce a Foligno nel 2004 dal genere post-rock sperimentale e dopo il loro primo lavoro “Merry Christmas” ritornano sulle scene con “38* Parallelo”.
Il disco si apre con un intro che prende il nome del loro nuovo lavoro “38* Parallelo” di 56 secondi per lasciare poi spazio alla traccia seguente dal nome “American Nightmare” che apre con una chitarra con delay accompagnata da un synth per arrivare ai 3.30 min dove fa il suo ingresso un groove elettronico e batteria è u brano molto introspettivo dove si sente che la band trasmete tutte le sue emozioni. Il twerzo brano è “Techno-bells & Funeral Party” ed infatti si apre con i suoni di campane fatte da un synth e qui l’atmosfera è molto più cupa rispetto al brano precedente e verso 1.34 del brano c’è un bellissimo stacco con un piano che sospende l’atmosfera per poi ripartire subito dopo e verso i4.10 del brano c’è un finale che a me ricorda molto i Pink Floyd (anche se con questa and centra poco) con dei suoni di chitarra e synth molto belli che vanno a chiudere il brano. La traccia seguente è “Deserto” titolo azzeccatissimo vista l’apertura del brano che ha quel suono di chitarra un po’ stile anni 60 che ricorda vagamente le colonne sonore western di quegli anni, ma solo per breve tempo visto che successivamente la chitarra aggiunge distorsione rendendo a pieno l’idea di deserto interiore. A seguire troviamo il bano “Smog” che parte su uno stile molto rock progressive ed a mio avviso è una delle tracce più belle di questo disco, e verso i 2.27 del brano c’è uno stacco di chitarra che anticipa il finale del brano che è molto più rabbioso. “1984 the end is just the beginning” che apre con una chitarra accompagnata da un violino elettrico, l’unico appunto che posso fare riguarda lo stile della chitarra che è un po’ ripetitivo, ovviamente questo è solo un mio parere in quanto credo che ciò sia voluto da Fabio P e Giacomo S.. per rendere a pieno l’idea dell’atmosfera di tutto il disco,ma devo comunque fare i compimenti per le parti distorte del chitarrista di questa band perchè non sono invadenti e sono omogenee con il resto degli strumenti. “Germania Anno Zero” è la settima traccia del disco che apre con un intro che ricorda ovviamente un’atmosfera di tempi ormai passati con voci reali in sottofondo ed un pianoforte che sembra raccontare a pieno quel periodo per tutto il brano ritroviamo il genio di Luca Valerio C. Successivamente troviamo “Make Upe The Rules as we go along” dove troviamo delle belle parti di basso di Giacom0 M. Alla fine del disco troviamo “Pakinpah’s twilight” brano che va sempre di più in un crescendo di emozioni. Nella biografia si citano le sonorita a cui la band si ispira tra i quali Mogway e i Giardini di Mirò ma a mio avviso questi ragazzi sono molto più bravi delle band citate. La band punta su un sound strumentale molto atmosferico e c’è riuscita in pieno!
Line Up:
Giacomo M. – Basso
Fabio P. – Chitarra
Federico P. – Batteria
Luca Valerio C. – Tastiere,violino, cori, fx
Giacomo S. – Chitarra
Emanuele S. – Percussioni, campionamenti
Produzione: I Dischi Del Minollo www.myspace.com/minollorecords
Recensione: Anarchybrain










